IL CENTENARIO

L’evoluzione di Bagnoli è passata davanti agli occhi di chi ha vissuto la storia del circolo ILVA.

Dalla rinascita industriale di inizio Novecento, alla mai completata (per qualcuno mai avviata) rinascita post industriale annunciata e attesa agli inizi del nuovo millennio.
In mezzo cento anni e più, nel corso dei quali il circolo è diventato il frutto di chi lo ha vissuto, lo ha animato e rianimato quando, con la chiusura del CRAL nel 1997, è stata necessaria la partecipazione di tutti per evitare che l’ultima testimonianza dell’epica industriale bagnolese morisse.

Oggi siamo qui e c’eravamo nel 2009 quando, in occasione dei 100 anni esatti dalla nascita di questa realtà scegliemmo di autocelebrarci con diversi eventi e la pubblicazione di un libro che fosse in grado di raccogliere testimonianze, ricostruzioni e un ampio archivio fotografico stampato nella sua completezza per la prima volta. Non è stato il canto del cigno, ma un momento segnante, in cui questa realtà ha capito che era riuscita a farcela, a resistere, ma anche che per continuare a farlo non sarebbe stato possibile rimanere sempre uguali a se stessi.
Oggi, con oltre un secolo di storia alle spalle, la nuova sfida cui siamo chiamati è quella di comunicare e raccontare le nostre origini e l’importanza che il Circolo ILVA ha avuto e può avere nel contribuire alla rinascita, quella vera, di un quartiere e una realtà sociale segnata dagli effetti di una crisi e dalla sensazione post apocalittica spesso suscitata dalla vastità di questi luoghi abbandonati, sarebbe meglio dire lasciati incolti, dopo la chiusura dello stabilimento.
Restiamo dell’opinione che Bagnoli dovrebbe ripartire da ciò che funziona, anziché accarezzare l’idea di abbattere per ricostruire.
Che poi si finisce per abbattere e basta. 

Gentile Presidente Santoro,

quando rappresentai il Collegio Fuorigrotta-Bagnoli alla Camera dei Deputati, nella legislatura 1994-1996, ebbi modo di avere con lei e con tanti aderenti al Circolo ILVA un costante e intenso confronto sull’evoluzione post industriale di quel territorio, una volta grande polmone produttivo della città e dell’intero Mezzogiorno.
Ricordo il vostro contributo prezioso di idee ed analisi per la riconversione e il rilancio dell’area dei Campi Flegrei, anche la voglia di riscatto che vi animava nel disegnare un migliore futuro di questo meraviglioso territorio. Anche successivamente, in altre funzioni istituzionali, ho provato ad essere vicino e partecipe rispetto allo sviluppo e alla realizzazione di quei progetti, in larga parte purtroppo ancora incompiuti. Spero che questa vostra ricorrenza possa concorrere al rilancio di un dibattito aperto e costruttivo, nell’interesse di Bagnoli e dell’intera città di Napoli.
Cordialmente,
Giorgio Napolitano

Roma, 26 giugno 2009

Chi visita oggi il Circolo e chi lo frequenta lo trova non diverso, nella sostanza, dagli altri circoli cittadini: un’ampia sala per le riunioni, un confortevole bar, una stanza con gli attrezzi di ginnastica per le regate e poi, davanti ad altri locali secondari, una grande incantevole terrazza che affaccia sul mare limpido di Bagnoli e del Golfo.
Ma il Circolo ha qualcosa di più rispetto agli altri; c’è la sua origine, dovuta alla partecipazione ed anche all’iniziativa, cento anni fa, dei dipendenti e specificamente degli operai dell’ILVA (poi ltalsider). Il Circolo perciò è stato, per così dire, un’appendice e dunque un ritrovo per il riposo e lo svago degli operai dell’unica, vera fabbrica (un’acciaieria), che ha avuto Napoli e che è stata, per decenni, una risorsa decisiva per
la vita e lo sviluppo della città.
Purtroppo, con l’ultima colata del 1991, la fabbrica è stata costretta a chiudere dall’insipienza, dall’incapacità e anche dalla cattiva volontà delle classi dirigenti del Paese.
Gli operai, i dipendenti dell’ltalsider, hanno resistito fmo all’ultimo e io, come parlamentare dei DS eletto due volte a Bagnoli, ho partecipato con passione e anche con ansia, alle loro lotte, ai loro tentativi di resistenza e alle loro speranze di rinascimento.
Purtroppo, i fatti e la spietata economia hanno avuto la meglio. Eppure quelle lotte hanno lasciato una scia ed è proprio il Circolo, che oggi festeggia il centenario, a ricordare (anche nel nome) la gloriosa classe operaia di Bagnoli.
Raffaele Bertoni

Napoli, 19 giugno 2009

La storia del Circolo ILVA appartiene interamente alla storia di Bagnoli, il più grande tentativo di industrializzazione di Napoli e del Mezzogiorno. Allo stesso tempo il Circolo continua a fare vivere dentro di sé e nelle sue attività il meglio di quella grande storia.
Perché la cultura del movimento operaio non è stata solo pura adesione alla fabbrica.
È stata anche apertura al nuovo, lotta alla corruzione, progetti di cambiamento, solidarietà e riformismo. Un patrimonio enorme di lotte, idee e cultura. A me piace ricordare in modo particolare la grande avventura umana e politica di un uomo come Edmondo Sastro, l’operaio specializzato dell’Officina carpenteria che seppe rappresentare nel partito e nelle istituzioni le istanze e la volontà di cambiamento nel mondo operaio napoletano.
Il Circolo ILVA ha sempre saputo rappresentare un fondamentale punto di riferimento in termini di accoglienza, integrazione e identità culturale e sociale.
Oggi il Circolo conta più di 2000 iscritti ed esercita una grande attrattiva verso i giovani e giovanissimi di qualsiasi estrazione sociale. Il Circolo ILVA è oggi parte integrante della nuova fase della vita e dello sviluppo di Bagnoli che stiamo costruendo, anzi è uno dei valori aggiunti.
Bagnoli è uno dei nostri 15 Grandi Progetti che la Commissione Europea ha approvato nell’ambito del Programma Operativo FESR (Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale) della Regione Campania. Con il via libera da parte di Bruxelles, nel periodo 2007-2013,
la Regione disporrà di circa 7 miliardi di euro tra fondi comunitari e cofinanziamento nazionale e regionale, parte dei quali destinati a Bagnoli.
Ne La dismissione, uno dei più bei romanzi civili del nostro tempo, Ermanno Rea si chiedeva se verrà mai realizzato il Progetto Bagnoli e soprattutto se, in una delle aree più belle del mondo, “nasceranno mai fiori e opere di bene”.
Il Circolo ILVA è stato sempre un grande bene per Bagnoli e ha seminato e ha dato frutti. Oggi, a quella domanda di Rea possiamo rispondere positivamente: la trasformazione di Bagnoli, nonostante ritardi e difficoltà, va avanti e sempre di più prende corpo una nuova fase dello sviluppo di questa area strategica di Napoli. Con questa convinzione andiamo avanti, insieme, per costruire la nuova Bagnoli.
Antonio Bassolino

30 settembre 2009

Caro Presidente Santoro,

quando nel 2001 fui candidato per l’Ulivo, a Napoli, nel Collegio Bagnoli-Fuorigrotta uno dei primi incontri fu nel Circolo ILVA Bagnoli da te ben presieduto. Ho ancora nella memoria l’ottima impressione che ne ricavai per l’organizzazione, per la vivacità delle iniziative e per la cordialità umana che vi circolava.
Quella prima impressione si è conservata nel tempo, confermata da tanti episodi dei quali sono stato testimone, a cominciare dalle annuali premiazioni che concludono una intera stagione di impegni sportivi.
Nella desertificazione dell’attività industriale non sostituita, purtroppo ancora, da altre iniziative imprenditoriali, il Circolo mi è sempre apparso come un presidio da tutelare e un esempio da imitare per una nuova stagione di rilancio economico e sociale dell’area.
Conservare uno stile di vita orientato verso la solidarietà e la disciplina sportiva, tra tanti soci provenienti da nobili esperienze di lavoro, ha significato non disperdere quello spirito civico che così radicato e consistente ho riscontrato nella popolazione della zona.
Questo aspetto può forse sfuggire a chi ci vive dentro, ma chi proviene dall’esterno, come il sottoscritto, coglie immediatamente l’atmosfera di grande civiltà che si respira nella nostra comunità.
Questo bene sociale rischia di disperdersi se non si creeranno rapidamente le condizioni di un rinnovato sviluppo.
Il Circolo rischia di diventare un’oasi accerchiata; ecco perché, a me sembra che nel celebrare il centenario della sua fondazione, è necessario anche alzare il tiro e guardare agli interessi dell’intera area di Napoli Ovest dei quali i soci del Circolo, tra i quali mi
annovero, possono e debbono diventare promotori.
I giovani che il Circolo ha curato nella pratica sportiva possono diventare attori di una nuova fase di crescita se con loro avvieremo un confronto su ciò che concretamente si può fare e presto, dopo tanti incomprensibili ritardi, a cominciare dall’eterna bonifica dei suoli.
Nell’augurare al Circolo nuova vita e al Presidente buona salute e volontà di proseguire nel suo positivo impegno, immagino un forte impegno di tutti i soci ad essere attivi protagonisti affmché da una delle aree più belle del mondo possa nascere una qualche spinta per la rinascenza di Napoli.
A tutti i soci un caro saluto.
Gerardo Bianco

Napoli, 30 luglio 2009

Cento anni del Circolo ILVA Bagnoli: una ricorrenza importante per una istituzione alla quale molto deve in termini di gratitudine, non solo il quartiere, ma tutta la città.
Seguo da circa vent’anni l’attività del Circolo e posso testimoniare come esso è riuscito ad essere, in un momento delicato ed a volte drammatico per i cittadini di quel quartiere, l’unico punto di aggregazione vivo e vitale.
L’attività del Circolo va ben oltre lo sport anche se è cosa importantissima l’accesso ad esso di larghe fasce della popolazione, indipendentemente dalle condizioni economiche di quest’ultima. Anziani, bambini, donne, ragazzi che sono stati portati a fare un’esperienza altamente positiva non solo dal punto di vista fisico, ma da quello della socializzazione e dell’acquisizione di regole di comportamento utili e positive.
Non sono certo una tecnica del settore ma conosco l’attività del Circolo in modo tale da poter testimoniare che la “qualità” del lavoro sportivo è certamente superiore a quella di tanti altri circoli che … vanno per la maggiore. Il tutto in quello straordinario quadro naturale che va da Ischia a Capo Miseno, a Nisida e al Capo Posillipo: un contributo quindi essenziale non soltanto per far conoscere ed amare il mare ma per acquisire la consapevolezza di vivere in uno dei luoghi più belli del mondo.
Ho già detto della capacità di socializzazione del Circolo: mostre di pittura, esposizioni filateliche, raccolte di antiche vedute del quartiere, conferenze, dibattiti, incontri musicali, il prestigioso premio “Nisida”: nulla davvero manca all’attività del Circolo ILVA svolta sempre in un clima di cordialità e di amicizia.
È intuitivo comprendere quanto tutto questo sia stato ed è importante per la gente di Bagnoli che ha dovuto attraversare la difficile fase della dismissione con la conseguente crisi occupazionale e sta vivendo ora la speranza di un futuro, che certamente verrà, ma che non è rapido nel realizzarsi. La fabbrica ed i caschi gialli non ci sono più ma continua a vivere non soltanto la loro memoria ma lo spirito di solidarietà e di impegno comune che li caratterizzava e che fa di Bagnoli una comunità unica e positivamente diversa nello stesso contesto cittadino.
Di tutta questa attività (e non mi fa velo l’amicizia) gran parte del merito va data al coraggioso Presidente Guglielmo Santoro: passione civile, amore per il proprio territorio, estremo disinteresse e naturale simpatia ne caratterizzano il lavoro. Mi sento di dire con convinzione e serenità che, senza Santoro, il Circolo ILVA sarebbe certamente diverso, meno vivo, meno vivace, meno accogliente.
Per questo, come Sindaco della Città e come cittadino napoletano, non posso che esprimere gratitudine ed ammirazione per il lavoro fatto, nella certezza che esso avrà un futuro sempre più utile e positivo.
Rosa Jervolino Russo

Napoli, 9 giugno 2009

Quando, nel 2001, fui candidato e poi eletto al Senato della Repubblica nel collegio che comprendeva Bagnoli sapevo dell’ILVA e del suo ruolo nel contrastato processo di industrializzazione di Napoli e conoscevo Bagnoli, il quartiere sorto intorno all’insediamento industriale coi caratteri, urbanistici e sociali, che costituiscono una tipologia pressoché uniforme in tutte le città industriali del tardo Ottocento e primo Novecento. Sapevo assai meno, quasi niente del Circolo, che ritenevo fosse uno dei tanti dopolavoro affiancati a grandi fabbriche o imprese produttive. Fu perciò una scoperta trovare un Circolo di oltre 2000 soci, attivo e vivacissimo, arricchito da una serie di squadre di giovani dediti agli sport più diversi, dal canottaggio alla lotta; patrocinatore di due compagnie teatrali di giovani e meno giovani dilettanti, impegnati perfino in nuove creazioni; luogo di organizzazione di scuole di ballo e di esposizione di preziose collezioni filateliche, per di più tematiche e qualcuna dedicata proprio alle fabbriche ed insediamenti industriali
e alla loro funzione. Più ancora fu lieta scoperta riscontrare che il Circolo, dismessa la fabbrica e scomparsi i grandi partiti operai, restava l’unico luogo di aggregazione sociale e civile dell’intero quartiere ed ancor più dell’intera area. Un luogo di aggregazione
interclassista, che, però custodiva lo spirito di corpo ch’era lo spirito del lavoro, l’etica del lavoro (e, forse, non a caso, incontravo pochi politici militanti nel Circolo). Il tutto vissuto in armonia e governato con armonia dall’intelligenza di Guglielmo Santoro, insostituibile presidente, dotato di spirito d’iniziativa gestito con sobrietà, garbo, rispetto per tutti. Lì, nel Circolo, le domeniche nelle quali andavo a trascorrere qualche ora di riposo, incontravo persone militanti – e non solo di sinistra – che discutevano i problemi della città e del quartiere, ponevano questioni spesso non banali e mai dettate da meschini interessi. Incontravo anche vecchi operai e dipendenti dell’Ilva, generosamente impegnati a sostenere le loro idee che, talvolta, in passato avevano comportato rischi e sacrifici. Mi pareva di rivedere – sia consentito questo omaggio familiare – mio Padre, un modesto impiegato di banca, che per non tradire le sue idee di libertà e democrazia non aveva preso la tessera del fascio ed io conservo, negli occhi e nella mente, la sua angoscia per i sacrifici imposti alla sua famiglia, forse senza capire, fino in fondo, quale insegnamento impartiva ai suoi figli. Lì, nel Circolo, ho trovato persone disposte, senza alcuna contropartita, a sostenere la loro parte politica, il loro rappresentante in Senato, scrutandone e giudicandone l’operato e però fiduciosi e rispettosi. lo, per altro, non venivo da alcuna militanza politica e tanto meno partitica. Venivo dall’Università, dove stavo da sempre, e dove ero stato preside e rettore per tantissimo tempo e perciò ero scrutato con rispetto.
Credo, tuttavia, che si sia creato tra me e il Circolo e tanti Soci un rapporto franco, sereno, fruttuoso, che dura anche oggi, quando non sono più in Senato.
Ho difeso, per tutto questo ed altro, tenacemente la sopravvivenza del Circolo nella Bagnoli futura ( che spero di vedere fmché sono in vita) e le sue iniziative, specie quelle dei giovani. Ne ho conosciuti di bravissimi, e non solo nelle attività sportive. E ad essi guardo con fiducia.
Ho più volte detto, dopo averlo costatato da senatore, che a Bagnoli non restano che due sole strutture organizzative di aggregazione sociale, in grado di fornire ai giovani occasioni di incontro, di dialogo, di amicizia, di interazione culturale, offrendo loro un esempio di società civile nel senso serio della parola, non in quello, strumentalmente rozzo, ipocrita e falso utilizzato da qualche politicante privo di idee e da qualche arrivista privo di scrupoli. Si tratta delle parrocchie dove operano alcuni giovani sacerdoti che ho conosciuto e apprezzo, e del Circolo ILVA.
Per tutto questo, quando il Circolo compie cent’anni di vita (una circostanza straordinaria, direi eccezionale in un paese dove le tradizioni – specie quelle positive – non si continuano ma si spezzano), l’augurio che rivolgo è quello che, tra altri cento anni, altri potrà egualmente celebrare l’evento in spirito di gioioso compiacimento e di rispetto per un altro, lungo pezzo di lavoro fruttuoso. E che lo spirito, tra le novità e nelle novità, sia quello di oggi: l’assolvimento del compito quotidiano, che è la forma
più alta di etica del lavoro.
Ad multos annos, cari Amici del Circolo Ilva!
Fulvio Tessitore

Napoli, 5 giugno 2009